Cultura e cooperazione 

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L’Unione degli Studenti Saharawi a Roma

Martedì 6 Marzo alla sede della CGIL a Roma si è svolto un importante incontro con Ahmed Lehbib Abdi, segretario dell’Unione degli Studenti Saharawi (UESARIO)

Ahmed sta realizzando un viaggio in Italia, Francia e Belgio per raccontare e cercare di uscire da un isolamento mediatico e creare una rete più forte a sostegno del popolo e dei giovani Saharawi.

Ahmed Lehbib Abdi :

Grazie a tutti voi per essere qui oggi, sono molto contento di questo perchè mi rendo conto che non siamo soli a resistere a questa situazione così difficile in cui si trova oggi tutto il popolo Saharawi.

In particolare sono qui come segretario dell’Unione degli Studenti Saharawi e voglio dirvi che sono proprio i giovani Saharawi oggi a subire per primi le conseguenze dell’occupazione marocchina.

Ciò che mi preoccupa di più in questo ultimo periodo è vedere e sentire molti giovani dei campi profughi che stanno perdendo la speranza e la fiducia in una soluzione definitiva pacifica, ma d’altronde dopo oltre 23 anni di attesa senza risultati concreti è difficile avere ancora la pazienza di attendere.

Il problema primario per noi ora è l’istruzione: le enormi carenze e la mancanza di una prospettiva futura all’interno dei campi profughi portano molti giovani Saharawi oggi a partire per poter studiare e vivere in altri paesi, come per esempio a Cuba o in Spagna.

Questo si trasforma però in un’arma a doppio taglio in quanto, se per esempio pensiamo ai giovani Saharawi che si trasferiscono per un lungo periodo a Cuba per motivi di studio, questi quando torneranno nei campi avranno non solo una diversa dimensione culturale e psicologica rispetto alle persone che sono rimaste nel deserto, ma inoltre avranno una grandissima difficoltà a mettere in pratica ciò che hanno imparato frequentando l’università straniera.

Nei territori occupati invece la situazione è ancora più pesante e difficile, perchè sono proprio i giovani il primo bersaglio delle prepotenze degli occupanti marocchini.

Per esempio, non essendoci università nelle città occupate come Smara o Layoun, il governo marocchino cerca di convincere i giovani Saharawi ad andare a studiare nelle università del Marocco, ma questi poi sono “ghettizzati” e spesso non gli viene permesso di sostenere gli esami finali o di scegliere la specializzazione che preferiscono.

A loro è vietato scegliere specializzazioni come Giurisprudenza, Diritto, Scienze Politiche o Medicina e spesso vengono ingannati con false promesse per farli andare via dalle città occupate e togliere in questo modo forza alla resistenza Saharawi.

Il problema più grande per i giovani Saharawi oggi quindi è la possibilità di istruirsi e di accedere all’università. Soprattutto dopo la “Primavera Araba” molti studenti non hanno più potuto frequentare le università come è accaduto per esempio in Libia dove circa 300 studenti Saharawi si sono trovati costretti ad interrompere gli studi e a ritornare nei campi profughi dove non hanno avuto la possibilità di continuare a specializzarsi.

Per noi è molto importante avere gli strumenti didattici e poter pensare così al domani, abbiamo bisogno di specializzarci perchè un giorno, quando saremo in un Sahara Occidentale libero e indipendente, saranno i giovani di oggi a poter costruire il futuro del nostro stato.”

 

AZIONE INTERNAZIONALE A SOSTEGNO DEI PRIGIONIERI POLITICI SAHARAWI

AZIONE INTERNAZIONALE PRIGIONIERI

 

Un gruppo di 23 Saharawi è imprigionato nel carcere di Salé a Rabat (Marocco) solamente per aver partecipato al campo di Gdeim Izik alla fine del 2010 ed è in attesa di essere giudicato da un tribunale militare marocchino il 1° febbraio 2013. Il campo di Gdeim Izik, a 15 km dalla città occupata di El Aaiun (capitale del Sahara occidentale), è stata la più importante manifestazione pacifica nella storia della causa saharawi.

Più di 20.000 persone hanno lasciato le loro case e si sono accampate nel deserto, dichiarando al mondo di non poter più  vivere sotto l’occupazione marocchina nella loro terra, il Sahara Occidentale.

Questo campo è stato smantellato violentemente l’8 novembre 2010 dalla polizia e dall’esercito marocchini sotto gli occhi delle Nazioni Unite e della comunità internazionale; da allora i prigionieri sono privi della propria libertà e vengono sottoposti a tortura.

Firma a sostegno della liberazione dei prigionieri:

PETIZIONE SU AVAAZ.ORG

Il 26 gennaio 2013 alle 12 ci incontreremo di fronte all’Ambasciata del Marocco Piazza Mincio – angolo Via Brenta 12/16 e ci muoveremo per le vie di Roma per informare la popolazione.

 

Per la libertà dei prigionieri, per la libertà dei Saharawi!

 

 

Sahara Occidentale: riaffermato il diritto all’autodeterminazione

Roma, 16 ottobre 2012 La 4a Commissione dell’Assemblea generale dell’Onu, che si occupa di decolonizzazione e di questioni politiche speciali, ha approvato, il 12 ottobre, per consenso, una Risoluzione nella quale viene riaffermato, a proposito della questione del Sahara Occidentale, il diritto di tutti i popoli coloniali all’autodeterminazione e all’indipendenza. La Commissione inoltre riafferma il suo appoggio a negoziati in vista di « una soluzione politica giusta, durevole e mutualmente accettabile, che permetta l’autodterminazione del popolo del Sahara Occidentale ». La stessa Risoluzione loda gli sforzi di Christopher Ross, inviato speciale del Segretario generale dell’Onu, da tempo sotto attacco del Marocco.
La Risoluzione verrà sottoposta a dicembre all’Assemblea generale dell’Onu per la sua adozione definitiva.
La rappresentante di Cipro, intervenuta a nome dell’Unione Europea, ha spiegato le ragioni della posizione e ha riaffermato il sostegno dell’UE agli sforzi del Segretario generale e di Christofer Ross.
Il ministro degli Esteri della RASD (Repubblica Araba Sahrawi Democratica), Mohamed Ould Salek, ha espresso in una dichiarazione alla stampa la soddisfazione per la Risoluzione che conferma una volta di più il problema del Sahara Occidentale come questione di decolonizzazione, alla quale deve applicarsi necessariamente il principio di autoderminazione. Il ministro ha ringraziato tutti coloro che sono intervenuti durante i lavori della Commissione per sostenere le ragioni della decolonizzazione del popolo sahrawi, e ha ringraziato i governi per l’unanimità con la quale a Risoluzione è stata adottata.

 

Solo per farti sapere che sono viva

Un progetto di crowdfunding sulle donne saharawi di una giornalista e di una fotografa italiane

di Emanuela Zuccalà – 27ora Corriere della Sera

FONTE: http://27esimaora.corriere.it/articolo/solo-per-farti-sapere-che-sono-viva/

“Solo per farti sapere che sono viva” scrivevano le donne saharawi ai mariti profughi in Algeria quando la loro terra, il Sahara Occidentale, veniva invasa dall’esercito marocchino. Scrivevano su cartoline sgualcite l’unico concetto che contasse davvero: sono sopravvissuta al carcere, alla tortura, alla guerra. E ti aspetto.

Abbiamo scelto le loro parole per il titolo del nostro documentario, io e la fotografa Simona Ghizzoni. Un lavoro che portiamo avanti da tempo e che ora, affinché veda la luce, affidiamo a un nuovo fenomeno della rete: il crowdfunding. Una raccolta fondi on line, già in voga negli States ma ai primi passi in Italia. Ci piacerebbe aprire una strada: raggiungere l’obiettivo dimostrando che i progetti culturali indipendenti, poveri di sponsor, su tematiche difficili e certamente poco glamour, sono ancora possibili.

Il team è al femminile: io giornalista, Simona fotografa, Giulia Tornari di Zona, la cantante saharawi Aziza Brahim che ci ha prestato una meravigliosa canzone per il trailer, Raffaella Milazzo che si occupa della produzione e del fundraising, Sara Terry della fondazione americana The Aftermath Project  che ha finanziato i nostri viaggi nei campi profughi saharawi in Algeria e nelle città lunari del Sahara Occidentale.

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Visita della Fondazione Kennedy nei territori dei Saharawi

Pubblichiamo qui il rapporto della visita, effettuata dal 24 al 31 agosto 2012 dalla Fondazione Kennedy, nei territori Saharawi occupati dal Marocco e nei campi profughi in Algeria.

Rapporto visita Fond Kennedy 24_31 ago 2012 (PDF)

 

Sahara Occ.: Parlamento Europeo condanna la repressione del popolo Sahrawi

STRASBURGO, 19 APR – Il Parlamento europeo “condanna la repressione in corso della popolazione Saharawi nei territori occupati”. È il messaggio che arriva dall’Assemblea di Straburgo, con l’approvazione a larga maggioranza della relazione sui diritti umani nel mondo.

Secondo l’eurodeputato Pino Arlacchi (Pd), “dopo le risoluzioni Onu, il documento approvato a Strasburgo e’ il maggiore successo ottenuto finora dalla causa dei Saharawi” ed esprime una “posizione netta a favore dell’indipendenza”.

Gli eurodeputati chiedono che nel Sahara occidentale vengano rispettati i diritti fondamentali, inclusa la libertà di associazione e di espressione, ma anche la liberazione di 80 prigionieri politici saharawi e in particolare “dei 23 detenuti senza un processo nella prigione di Sale’, a seguito dello smantellamento del campo di Gdeim Izik”.

L’Europarlamento ribadisce l’appello perche’ venga creato un meccanismo internazionale di monitoraggio dei diritti umani nella regione e perche’ venga trovata una soluzione duratura al conflitto “sulla base del diritto all’autodeterminazione del popolo Saharawi”, in accordo con le risoluzioni Onu. Secondo Arlacchi in questo modo il Parlamento europeo ha preso una “netta posizione a favore dell’indipendenza del Sahara occidentale” e questa “influirà certamente sui negoziati in corso, allo scopo di porre fine all’ultimo caso di oppressione coloniale in Africa”. (ANSAmed)