
Mohamed Tangi è un “attivista mediatico” saharawi della città di Bojador, nei territori occupati del Sahara Occidentale. È membro del movimento Equipo Mediatico, che si batte per i diritti umani del popolo saharawi e contro il blocco informativo costituito dallo Stato marocchino sulla questione del Sahara Occidentale.
L’intervista è stata realizzata il 13 ottobre 2011 nel campo profughi saharawi 27 de Febrero da Claudio Cassio e Riccardo Celi, membri dell’équipe di Oltre il Muro.
“Oltre il Muro”: Puoi presentarti?
M: Mi chiamo Mohamed Tangi e sono un attivista saharawi, membro di Equipo Mediatico, realtà che si batte contro il blocco informativo che opprime il popolo saharawi dal 1975. La MINURSO, istituita nel 1991 [anno del cessate il fuoco tra Marocco e Fronte Polisario sancito dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU, Ndr], ha assistito nei territori occupati alle torture, alle violenze contro le donne e gli uomini, alle case bruciate, alla gente uccisa nelle strade, gente che non ha nessun diritto, né di studiare, né di muoversi, né di esprimersi liberamente. La MINURSO però non ha fatto e non fa nulla, nemmeno dei report che raccontino la verità e tengano informata la comunità internazionale sul Sahara Occidentale, l’ultima colonia dell’Africa.
Nel 2005 tuttavia è cambiato qualcosa nella resistenza civile saharawi; tutti i saharawi sono scesi in strada -donne, uomini e bambini- a El Aaiún e in tutte le città occupate per reclamare l’autodeterminazione del popolo saharawi; abbiamo chiamato queste manifestazioni l’“intifada dell’indipendenza”. L’anno scorso [2010, Ndr] c’è stata una grande prova di resistenza civile nei territori occupati, a 12 km a sud di El Aaiún. I saharawi hanno allestito un accampamento di circa 8.000 jaimas [tende saharawi, Ndr] chiamato Gdeim Izik, in cui si sono radunati 20.000 cittadini saharawi che protestavano e chiedevano di vedere riconosciuti i loro diritti sociali e politici. I marocchini hanno cercato di impedire a molti di recarsi lì, ma vedendo che nonostante tutto molti saharawi riuscivano ad arrivare, hanno costruito un recinto intorno all’accampamento, simile al muro della vergogna che separa il popolo saharawi dalla sua terra. Un giorno è entrata una macchina nell’accampamento, con dentro un bambino e i suoi fratelli che portavano da mangiare alla gente di Gdeim Izik; i militari marocchini hanno sparato contro la macchina e un bambino di 14 anni è morto.
L’8 novembre 2010 i militari, gli ausiliari, la polizia, la gendarmeria, i servizi segreti marocchini hanno sgomberato l’accampamento in maniera brutale; alle 5 del mattino, quando la gente stava dormendo, i marocchini sono entrati, hanno violentato e torturato donne e uomini, vecchi e bambini, dando fuoco ad alcune jaimas. Ieri [8 novembre 2011, Ndr] c’è stata la celebrazione dell’anniversario del primo anno di Gdeim Izik, accampamento simbolo nella storia della resistenza civile del popolo saharawi. Durante lo sgombero più di 200 persone furono portate nel “carcere nero” di El Aaiún occupata, sia uomini che donne, alcune delle quali sono state liberate grazie alle pressioni delle ONG e di alcuni Paesi. Ci sono però ancora dei prigionieri nelle carceri marocchine di Salé che saranno giudicate dal tribunale militare: 23 prigionieri tra cui attivisti dei diritti umani, membri della Commissione di Dialogo dell’accampamento di Gdeim Izik e anche un membro di Equipo Mediatico.
“Oltre il Muro”: Quale può essere secondo te la soluzione alla violenza marocchina?
M: La soluzione è molto chiara, perché la causa del popolo saharawi riguarda il diritto internazionale. Il Sahara Occidentale è inserito tra i 16 paesi non autonomi del mondo e la soluzione è offerta dalla Risoluzione 1514 che sancisce il diritto di autodeterminazione dei popoli. La comunità internazionale però non agisce, è interessata solo a beneficiare delle risorse naturali del popolo saharawi mentre questo subisce privazioni, torture e prigionia.
“Oltre il Muro”: Credi che oggi sia possibile che si tenga il referendum per l’autodeterminazione del popolo saharawi?
M: È sempre possibile, anche se dipende dai 5 paesi leader del mondo che hanno il diritto di veto nel Consiglio di Sicurezza. C’è uno Stato, la Francia, che gioca il ruolo di avvocato del torturatore del popolo saharawi! Spesso si è schierata, con il suo veto, contro il meccanismo di vigilanza dei diritti umani nei territori occupati.
“Oltre il Muro”: Puoi parlarci delle torture subite nel “carcere nero” di El Aaiún?
M: Le torture sono di molti tipi e vengono perpetrate non solo nel “carcere nero” ma anche nei commissariati e nelle carceri segrete. Ci sono torture di tipo psicologico. Ad esempio, portano una persona della tua famiglia davanti a te e ti minacciano di violentarla sotto i tuoi occhi. Ad alcune persone hanno strappato i vestiti delle loro sorelle davanti ai loro occhi e le hanno violentate. C’è poi la tortura fisica. Ad esempio, la tortura del “pollo allo spiedo”: le persone vengono appese ad un palo e mentre rimangono sospese in aria subiscono torture di ogni tipo. Ce n’è un’altra che chiamano “l’aereo”: legano una persona a una sedia e la fanno girare fino a che non entra in coma. A volte legano con una corda una persona e le danno scariche elettriche affinché confessi qualcosa che non ha commesso; altre volte la immergono in acqua fredda o la lasciano, nuda, in una stanza fredda con molto rumore e molta luce.
“Oltre il Muro”: Sai qualcosa della situazione attuale [prima settimana di ottobre 2011, Ndr] a Dakhla?
M: Sì. La polizia e l’esercito marocchini ora usano una nuova strategia contro i saharawi; lasciano che i coloni, armati con armi bianche, attacchino sotto i loro occhi i cittadini saharawi. A Dakhla si sono verificati violenti attacchi dei coloni mentre i militari marocchini attaccavano le case dei saharawi, li torturavano e violentavano le donne. Hanno anche ucciso un giovane saharawi di 29 anni mentre un altro è al pronto soccorso di El Aaiún in condizioni molto gravi. 27 giovani saharawi sono stati arrestati.
“Oltre il Muro”: Vorrei sapere come valutate ciò che sta succedendo in Marocco con il Movimento 20 Febbraio e tutte le contestazioni contro il Re.
M: Vi ricordo che queste rivoluzioni sono iniziate nel Sahara Occidentale, a Gdeim Izik, come è stato riconosciuto anche dall’intellettuale statunitense Noam Chomsky!
Io sono d’accordo con i marocchini che rivendicano i propri diritti, ma solo perché sono al fianco di chiunque lotti per rivendicare i propri diritti; non perché, come dice il regime marocchino cercando di delegittimarci, sto con il Polisario e quindi contro il governo marocchino! Vedo che giorno dopo giorno tra il popolo marocchino viene meno la paura e se prima esso combatteva solo contro la corruzione del regime, ora combatte il regime stesso!
“Oltre il Muro”: Pensi che possa avere conseguenze, nei territori occupati, il fatto che il regime sia obbligato a concentrarsi su questioni interne?
M: Noi speriamo che la rivoluzione marocchina arrivi a cambiare il regime, perché sono sicuro che molti marocchini lottano anche per la libertà del popolo saharawi.
“Oltre il Muro”: Puoi parlarci delle restrizioni all’ingresso nei territori occupati per gli osservatori internazionali e per le ONG che si occupano di diritti umani? Come influisce tutto ciò sul blocco informativo?
M: Ha una grande importanza che vengano persone nei territori occupati, siano essi osservatori, membri delle ONG, giornalisti, politici, attori e artisti. Tuttavia i marocchini non lasciano entrare molti stranieri nei territori occupati perché sanno che loro fanno riprese, scattano fotografie e raccolgono testimonianze.
“Oltre il Muro”: Com’è la comunicazione tra i territori occupati e i campi di Tindouf?
M: Oggi grazie a Dio c’è Internet! La globalizzazione ha trasformato il mondo in una piccola città, così posso comunicare dall’Italia al Sahara Occidentale come se fossimo vicini. La comunicazione tra i territori occupati e i campi avviene via internet, anche se, oltre ai problemi di connessione, c’è moltissimo controllo delle reti web. A volte usiamo anche il telefono che però è pericoloso perché molto controllato.
“Oltre il Muro”: Grazie della testimonianza!
M: Di nulla, a voi.
