Cultura e cooperazione 

Facebook Gplus YouTube E-mail RSS
magnify

AZIONE INTERNAZIONALE A SOSTEGNO DEI PRIGIONIERI POLITICI SAHARAWI

AZIONE INTERNAZIONALE PRIGIONIERI

 

Un gruppo di 23 Saharawi è imprigionato nel carcere di Salé a Rabat (Marocco) solamente per aver partecipato al campo di Gdeim Izik alla fine del 2010 ed è in attesa di essere giudicato da un tribunale militare marocchino il 1° febbraio 2013. Il campo di Gdeim Izik, a 15 km dalla città occupata di El Aaiun (capitale del Sahara occidentale), è stata la più importante manifestazione pacifica nella storia della causa saharawi.

Più di 20.000 persone hanno lasciato le loro case e si sono accampate nel deserto, dichiarando al mondo di non poter più  vivere sotto l’occupazione marocchina nella loro terra, il Sahara Occidentale.

Questo campo è stato smantellato violentemente l’8 novembre 2010 dalla polizia e dall’esercito marocchini sotto gli occhi delle Nazioni Unite e della comunità internazionale; da allora i prigionieri sono privi della propria libertà e vengono sottoposti a tortura.

Firma a sostegno della liberazione dei prigionieri:

PETIZIONE SU AVAAZ.ORG

Il 26 gennaio 2013 alle 12 ci incontreremo di fronte all’Ambasciata del Marocco Piazza Mincio – angolo Via Brenta 12/16 e ci muoveremo per le vie di Roma per informare la popolazione.

 

Per la libertà dei prigionieri, per la libertà dei Saharawi!

 

 

Sahara Occidentale. Dove inizia e finisce la Primavera Araba?

Secondo Noam Chomsky, nel novembre del 2010 la protesta di un gruppo di saharawi dava inizio alle Primavere Arabe. Il bilancio fu di 13 morti tra militari e civili. Oggi restano solo 22 prigionieri nel carcere di Salé, ancora in attesa di conoscere i loro capi di imputazione.

di Stefano Nanni

 

 

Per la BBC fu “la protesta più violenta degli ultimi 35 anni di conflitto”. Il 9 novembre, le forze di sicurezza marocchine facevano irruzione nel campo “della dignità” di Gdeym Izik, vicino Laayoune – nel Sahara Occidentale -, sorto soltanto un mese prima senza autorizzazione governativa. Read more…

 

Manifestazione internazionale per i diritti umani dei Saharawi – Sabato 14 aprile, Piazza delle Cinque Lune, Roma

 

Read more…

 

I 23 prigionieri politici saharawi al tribunale militare di Rabat

Venerdi 13 gennaio 2012 ci sarà il giudizio militare, presso il tribunale militare di Rabat, per i 23 prigionieri politici saharawi detenuti nel carcere di Salé. Questi erano stati arrestati in seguito allo smantellamento dell’accampamento di Gdeim Izik nel novembre 2010 e da quattordici mesi hanno vissuto la dura realtà della prigione.

Da mesi è attiva una campagna internazionale per la loro liberazione, denunciando le condizioni disumane del carcere, le discriminazioni, le torture subite e la lentezza nel giudizio. Il Polisario ha richiesto il rilascio “immediato e senza condizioni” dei prigionieri politici saharawi. I prigionieri di Salé, inizialmente 24, erano arrivati ad attuare uno sciopero della fame di 38 giorni, concluso lo scorso 7 dicembre.

Le loro rivendicazioni sono state accettate e la situazione in parte è migliorata: i due casi gravi di salute sono in libertà provvisoria, il giudizio è stato accelerato e sono state date le garanzie perché ci sia un processo giusto. Le associazioni in difesa dei diritti umani continuano però a denunciare la mancanza di osservatori internazionali, siano essi giuristi o giornalisti. Con un nuovo appello internazionale richiamano chiunque si occupi di diritti umani a seguire questa vicenda, a partire dal prossimo processo del 13 gennaio, perché snodo cruciale nella situazione dei territori occupati, dove si susseguono le repressioni di manifestazioni e moti di protesta, senza una presa di posizione della comunità internazionale, ONU e UE in primis.

L’Agenzia Internazionale per il Rispetto dei Diritti Umani nel Sahara Occidentale (BIRDSHO) di Ginevra ha presentato lo scorso 25 novembre il rapporto della 47esima sessione sulla situazione della tortura e del rispetto dei diritti umani, denunciando le continue violazioni. In apertura del documento si parla di passi avanti nella situazione dei diritti umani in Marocco, dovuti in particolare ad una crescente attività di associazioni marocchine, ma per quanto riguarda il Sahara il Comitato si dice preoccupato per le “pratiques des arrestations et détentions arbitraires, des détentions au secret et dans des lieux secrets, des tortures et mauvais traitements, des extorsions d’aveux sous la torture, et un usage excessif de la forcepar les forces de l’ordre et de sécurité marocaines”.

Il Comitato ricorda anche che ai sensi della Convenzione contro la tortura “nessuna circostanza eccezionale può essere invocata per giustificare la tortura nel territorio sotto la giurisdizione dello stato e che le misure, le procedure di indagine e di inchiesta devono essere intraprese nel pieno rispetto del diritto internazionale sui diritti umani”.

Lo stesso Comitato si dice “preoccupato per le vicende relative all’evacuazione del campo di Gdeim Izik”. Riconosce che “la maggior parte degli arrestati sono stati rilasciati in attesa di giudizio, ma continua ad essere seriamente preoccupato per il fatto che tali processi si terranno davanti ai tribunali militari quando si tratta di imputati civili”. Infine, è grave che non abbia avuto luogo “un’indagine imparziale ed efficace al fine di far luce sugli eventi e stabilire ogni responsabilità nella polizia”.

Nel frattempo le violazioni si susseguono: a Dajla giovedi 5 gennaio del 2012 il difensore di diritti umani Hassana El Wali, membro del Comité contra la Tortura de Dajla occupada, è stato arrestato al commissariato della città, dove si era recato per rinnovare il proprio documento di identità. Secondo la Fundación Sahara Occidental El Wali, dopo aver subito torture, è stato in seguito trasferito alla temuta Cárcel Negra di El Aaiún, dove vengono detenuti i prigionieri politici saharawi sin dai tempi della Resistenza. La Fundación si appella all’Unione Europea perché faccia pressioni al Marocco per ”svuotare le carceri marocchine e quelle del Sahara Occidentale di attivisti e difensori dei diritti umani” e che “fermi il genocidio che continua da anni nel Sahara Occidentale”.

Il Fronte Polisario, in uno dei primi comunicati successivi al XIII Congresso si è appellato all’ONU nella necessità di espandere i poteri della Missione per il Referendum in Sahara Occidentale (MINURSO), includendo la protezione e il monitoraggio dei diritti umani. D’altro canto però inizia a vedersi qualche timido passo avanti della comunità internazionale, come la decisione del Congresso degli Stati Uniti di condizionare gli aiuti al Marocco al rispetto dei diritti umani nel Sahara Occidentale.

Tuttavia le autorità marocchine continuano invece a sostenere la necessità di difendersi con un Piano di Sicurezza da possibili attacchi terroristici. Questa narrazione ufficiale degli eventi ha distorto anche la vicenda del rapimento dei tre cooperanti, Rossella Urru,  Ainhoa Fernández de Rincón ed Enric Gonyalons. Nel contesto di silenzio mediatico e di disinformazione che ancora ammanta la vicenda, il collegamento fra terroristi e Polisario è stato più volte ipotizzato, in particolare dall’agenzia France Press (AFP) a Bamako, che ha sostenuto il legame fra saharawi, terroristi di AQMI (Al Qaeda del Marghreb Islamico) e traffico di droga.

Un colpo però a questa narrazione ufficiale degli eventi è arrivato dal governo del Mali che ha dato alla RASD (República Árabe Saharaui Democrática) il diritto di perseguire i terroristi nel territorio maliano, riconoscendo una volta di più il legittimo governo saharawi e il Polisario come garante della lotta al terrorismo all’interno dei campi rifugiati. Dal Mali anche il totale sostegno agli sforzi per la liberazione dei tre cooperanti rapiti.

 

Torture nelle prigioni segrete marocchine nel Sahara Occidentale occupato

Scariche elettriche, violazioni con pali, simulazioni di annegamenti, bastonate, insulti, mancanza di cure mediche: queste barbarie sono proprie di un campo di concentramento nazi. Ma come riferiscono gli avvocati dei 19 carcerati saharauis che aspettano a Salè un processo militare, è quello che i 19 prigionieri hanno subito da quando sono stati arrestati per la loro relazione, in un modo o in un’altro, con l’accampamento Gdeim Izik. Il Collettivo dei Difensori di Diritti umani Saharauis, CODESA, chiede l’apertura di un’indagine su tutte queste violazioni e la fine del giudiziario militare.

Ti legano “un palo alla schiena con le braccia aperte e ti appendono al soffitto. Ti bruciano la pelle con sigarette, ti mettono bottiglie di coca cola nell’ano”. Con queste testimonianze sono usciti gli avvocati Arguibe La Habieb e Basil Hammad dalla prigione di Salè.

Il racconto degli avvocati è drammatico: Mohamed Embachir, fermato il 19 Novembre, è rimasto nel Commissariato di L’Aaiun per molto tempo con gli occhi bendati, ammanettato e senza vestiti; prima di essere portato al Commissariato, durante l’interrogatorio, è stato violato con un oggetto metallico introdotto nel retto, scariche elettriche, specialmente nelle unghie delle mani ed i piedi, tutto ciò accompagnato da insulti, privazione del sonno e cibo.In seguito alla violazione Elbachir continua a sanguinare abbondantemente.

Abdallah Lekhfaoini, membro del Comitato dei Negoziati dell’Accampamento, è svenuto  durante l’interrogatorio; Zaoui Elhoucein, anche lui del Comitato, ha difficoltà a di equilibrio e di parola conseguenze delle torture; Abdallah Toubali ha ferite visibili in tutto il corpo, specialmente alla testa; Hassan Dah ha ferite in tutte il corpo è accusato dagli agenti del servizio segreto marocchino di essere il corrispondente della radio la televisione del Fronte; Daish Daf, Mohammed Al-Ayoubi, Abdeljalil Laaroussi, Mohamed Bourial, Cheikh Banga, Mohammed Bani, Taki Elmachdoufi, Sidi Abdallah, tutti raccontano torture simili.

Ennaama Asfari, laureato in Diritto Pubblico Internazionale e Presidente della Commissione per la difesa dei diritti umani nel Sahara Occidentale con sede in Francia apparentemente non è stato torturato ma maltrattamenti si, dal dal suo arresto  il giorno dello smantellarono dell’accampamento, come Ahmed Sbai, Mohamed Tahlil, Bachir Khadda, Abdel Rahman o Mohamed Lamin.

Riassunto da GUINGUINBALI L.G. Isole Canarie 04/01/2011